La moda del Coaching in Italia ha prodotto un mercato rumoroso dove convivono professionisti seri e venditori di soluzioni rapide. Il problema non è il Coaching: è quello che ci finisce dentro. Prima di scegliere un percorso (come Cliente o come professionista in formazione), vale la pena capire cosa separa il metodo dalla moda.

Le origini del Coaching: niente di improvvisato
Il Coaching nasce negli anni ’70 nel contesto sportivo americano, dall’intuizione di Timothy Gallwey e del suo metodo dell’Inner Game. Da quella radice sportiva il metodo ha mantenuto l’impostazione filosofica di base: il risultato si ottiene lavorando sull’ostacolo interiore, non solo su quello tecnico.
Da lì il Coaching si è trasferito al mondo aziendale, poi al contesto personale e oggi viene applicato in ambiti molto diversi: organizzativo, scolastico, sportivo, sociale. Le origini del metodo spiegano perché il Coaching non è motivazione da palco né psicoterapia abbreviata. È altro.
Cosa distingue il Coaching professionale dalla moda
Il Coaching professionale ha caratteristiche precise e verificabili. Tre pilastri lo definiscono:
- La relazione di partnership tra Coach e Cliente (Coachee), fondata su fiducia reciproca e chiari confini di ruolo.
- Il metodo strutturato: un processo a fasi con obiettivi concordati, piano di azione e criteri di misurazione. Non una chiacchierata. Non un corso motivazionale.
- La responsabilità del Cliente: nel Coaching il Coachee è protagonista del proprio cambiamento. Il Coach non dà risposte né guida verso soluzioni predeterminate.
Per approfondire il metodo: Cos’è il Coaching.
Il problema reale: la confusione metodologica
La moda del Coaching in Italia non è solo un problema di quantità. È un problema di confusione. Il termine “coach” viene usato per descrivere pratiche molto diverse tra loro: Counseling, PNL, Mentoring, Psicoterapia, motivazione da palco. Nessuna di queste è Coaching. Alcune sono discipline legittime e valide, ma sono altro.
La confusione regna sovrana perché nessuno verifica. Basta aprire un sito, definirsi coach e iniziare a vendere sessioni. Il Cliente che non conosce il metodo non ha strumenti per distinguere.
Per il Cliente questo significa scegliere un percorso che non risponde alla sua reale esigenza. Per il professionista serio significa lavorare in un mercato che abbassa continuamente il livello percepito dell’intera professione.
Il quadro normativo: cosa dice la legge
In Italia il Coaching rientra tra le professioni non organizzate in ordini, regolate dalla Legge 4 del 14 gennaio 2013. Questa legge non istituisce un albo obbligatorio, ma stabilisce che il professionista deve poter documentare la propria formazione, aderire a un’associazione di categoria con codice etico e rilasciare un attestato di qualifica professionale.
Esiste inoltre la norma tecnica UNI 11601:2024, aggiornata a giugno 2024, che definisce la terminologia e i requisiti del servizio di Coaching in Italia. Stabilisce cosa deve contenere un’offerta professionale, come si struttura il processo, quali sono le responsabilità di Coach, Coachee, committente e fornitore.
Tra le associazioni professionali di riferimento riconosciute dal Ministero, A.Co.I. — Associazione Coaching Italia rappresenta uno dei punti normativi verificabili per il settore.
Come orientarsi prima di scegliere
Quattro criteri concreti per valutare un Coach o una scuola di formazione:
- Rilascia un attestato di qualifica professionale ai sensi della Legge 4/2013?
- Il percorso formativo ha durata adeguata e include supervisione e pratica?
- Il Coach aderisce a un’associazione con codice etico verificabile?
- Il metodo è esplicitato e distinguibile da altre pratiche?
Per approfondire i criteri di scelta: Come scegliere la Scuola di Coaching e Errori da evitare quando scegli una Scuola di Coaching.
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FAQ – La moda del Coaching in Italia
Quali sono i tre pilastri del Coaching?
I tre pilastri del Coaching professionale sono: la relazione di partnership tra Coach e Cliente (Coachee), fondata su fiducia reciproca e chiari confini di ruolo; il metodo strutturato, ovvero un processo a fasi con obiettivi concordati, piano di azione e criteri di misurazione; la responsabilita’ del Cliente, che nel Coaching e’ protagonista del proprio cambiamento e non viene guidato verso soluzioni predeterminate dal Coach.
Che cos’e’ lo stile di Coaching?
Lo stile di Coaching e’ l’approccio relazionale e metodologico che il Coach adotta nel condurre il processo. Dipende dal modello di riferimento scelto dal professionista, che puo’ essere teorico, comunicativo, relazionale o uno schema metodologico strutturato. La norma UNI 11601:2024 definisce il modello di Coaching come lo schema di riferimento che il Coach adotta per la realizzazione del processo. Non esiste uno stile unico: conta che sia esplicitato, coerente e verificabile.
Quali sono le 5 fasi del Coaching?
Secondo la norma UNI 11601:2024, il processo di Coaching si articola in cinque fasi principali: costruzione del patto di Coaching tra Coach e Coachee; esplorazione delle risorse e potenzialita’ del Coachee; definizione degli obiettivi e del piano di azione; monitoraggio del piano di azione; conclusione del processo di Coaching. Ogni fase ha attivita’ specifiche, responsabilita’ definite e criteri di valutazione.
Quali sono le quattro A del Coaching?
Le quattro A del Coaching sono un framework didattico che sintetizza le fasi operative del processo: Analisi della situazione attuale del Coachee; Awareness, ovvero la consapevolezza delle risorse e degli ostacoli; Azione, la definizione e implementazione del piano; Apprendimento, la valutazione dei risultati e l’integrazione dei cambiamenti acquisiti. Non si tratta di un modello normativo, ma di uno schema operativo diffuso nella formazione professionale dei Coach.
Il Coaching e’ una professione regolamentata in Italia?
In Italia il Coaching rientra tra le professioni non organizzate in ordini, regolate dalla Legge 4 del 14 gennaio 2013. La legge non istituisce un albo, ma stabilisce che il professionista deve documentare la propria formazione, aderire a un’associazione di categoria con codice etico e rilasciare un attestato di qualifica professionale. Non esiste quindi un coach abilitato in senso formale, ma esistono criteri precisi e verificabili per valutare la serietà di un professionista o di una scuola.
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