Nel mercato italiano della formazione al Coaching proliferano i cosiddetti modelli di Coaching. Coaching Ontologico. Coaching Cognitivo-Comportamentale. Coaching Transpersonale. Coaching Sistemico. Coaching Strategico. Coaching Umanistico. Ogni anno ne nasce uno nuovo.
Il meccanismo è sempre lo stesso: si prende una disciplina esistente, le si aggiunge la parola “Coaching” e si costruisce attorno un percorso formativo con la relativa certificazione. Il “modello” diventa il prodotto. La certificazione diventa la barriera di ingresso.
Il problema non è che esistano approcci diversi. Il problema è chiamarli tutti “Coaching” quando spesso non lo sono.

Cosa significa davvero “modello” nel Coaching
Un modello è un sistema di riferimento strutturato: chiaro nei presupposti, verificabile nei risultati e replicabile nella pratica. Non è un’etichetta commerciale ne una personalizzazione autoreferenziale.
I modelli riconosciuti nel Coaching Professionale hanno una storia, una letteratura e una base di verifica empirica. Il modello GROW di John Whitmore ne è l’esempio piu noto: nasce da anni di pratica osservata, è stato verificato su migliaia di sessioni ed è coerente con i presupposti fondamentali del Coaching — non direttività, maieutica, autonomia del Cliente.
Questi presupposti non sono negoziabili. Quando un “modello” li abbandona non sta evolvendo il Coaching. Sta facendo altro.
Perché proliferano i modelli di Coaching
La risposta è semplice: il mercato della formazione premia la differenziazione. In un settore non regolato da un albo statale, chiunque puo costruire un “modello”, dargli un nome e venderci sopra una certificazione.
Il risultato è un mercato confuso in cui convivono:
- approcci seri con radici metodologiche solide;
- ibridazioni tra Coaching e altre discipline presentate come “modelli” senza basi verificabili;
- personalizzazioni commerciali costruite per differenziarsi dalla concorrenza piu che per rispondere a un’esigenza metodologica reale.
Chi sta valutando una formazione si trova davanti a un’offerta caotica in cui è difficile distinguere la sostanza dall’etichetta.
Il Coaching Strategico non è una tipologia di Coaching
Tra i modelli di Coaching meno diffusi, il Coaching Strategico merita un’analisi specifica, non perché sia illegittimo come disciplina, ma perché viene spesso presentato come una tipologia del Coaching Professionale. Non lo è.
La Norma Tecnica UNI 11601:2024 (l’unico riferimento normativo riconosciuto in Italia per i servizi di Coaching), individua cinque tipologie basate sull’ambito di applicazione: Life Coaching, Business Coaching, Executive Coaching, Corporate Coaching e Sport Coaching. Non esiste alcuna tipologia chiamata “Coaching Strategico”.
Presentare il Coaching Strategico come una tipologia equivalente alle precedenti è una scelta commerciale, non normativa. Serve a creare l’impressione di un metodo ufficialmente riconosciuto quando in realtà si tratta di un sistema proprietario senza standard verificabili esterni.
Sul piano metodologico il Coaching Strategico ha radici solide nella psicologia strategica. Ma non è Coaching nel senso tecnico del termine. Lavora su blocchi, resistenze e pattern disfunzionali con tecniche prescrittive o semi-direttive. Parte dal deficit, non dal potenziale. Il professionista assume un ruolo attivo e direttivo, l’opposto del Coach orientato all’autonomia del Cliente.
Chiamarla “Coaching Strategico” crea una sovrapposizione che non aiuta ne chi cerca un Coach ne chi vuole capire cosa sta comprando.
Per un’analisi approfondita: Coaching Strategico: cos’è e come si distingue dal Coaching Professionale.
Per una lettura più ampia del fenomeno della confusione nel settore: Il problema del Coaching in Italia: aggettivi, modelli e confusione.
Come riconoscere un approccio serio tra i modelli di Coaching
Non tutti gli approcci che si definiscono “modelli di Coaching” sono equivalenti. Alcuni hanno basi metodologiche solide. Altri sono costruzioni commerciali. I criteri per distinguere:
- Coerenza con i presupposti del Coaching Professionale: non direttivita, maieutica, autonomia del Cliente, assenza di diagnosi e prescrizione;
- Trasparenza sui fondamenti teorici: da dove viene il modello, su quali basi è costruito e chi lo ha sviluppato;
- Verificabilità dei risultati: il modello produce risultati misurabili e replicabili o si regge sulla testimonianza autoreferenziale del fondatore;
- Allineamento con standard professionali riconosciuti: Legge 4/2013 e Norma UNI 11601 in Italia.
Se un approccio non supera questi criteri non è necessariamente illegittimo. Ma non è Coaching Professionale.
Per approfondire il quadro normativo e i criteri di riconoscimento professionale: A.Co.I. — Associazione Coaching Italia.
Il Coaching non è un contenitore vuoto
Il Coaching Professionale ha una definizione, una storia e dei presupposti fondamentali che risalgono a Gallwey e Whitmore e che sono stati codificati in standard professionali riconosciuti.
Quei presupposti non sono negoziabili: processo maieutico, non direttivita, autonomia del Cliente, assenza di diagnosi e prescrizione. Quando un approccio li abbandona anche parzialmente non sta evolvendo il Coaching. Sta costruendo qualcosa di diverso.
Il fatto che “diverso” venga venduto come Coaching non lo rende tale. Lo rende solo piu difficile da distinguere per chi sta cercando di capire cosa sta comprando.
Come orientarsi nella scelta della formazione
Se stai valutando una formazione al Coaching la domanda non è “quale modello scegliere?” ma: questa formazione è coerente con i presupposti del Coaching Professionale?
Per orientarti nella scelta con criteri verificabili: come scegliere la Scuola di Coaching. Per vedere come si presenta un percorso formativo senza ambiguita terminologiche: Scuola di Coaching Prometeo.
Modelli di Coaching: cosa sono e perché proliferano
Un approfondimento utile per distinguere tra modelli realmente fondati su metodo, pratica e standard professionali e approcci che rischiano di confondere il Coaching con tecniche personali o formule improvvisate.
Il video integra il contenuto dell’articolo e aiuta a chiarire perché nel Coaching Professionale non basta dichiarare un modello: servono metodo, confini, pratica osservabile e responsabilità verso il Cliente.
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Prometeo Coaching forma Coach Professionisti dal 1997. Riconosciuto A.Co.I. ai sensi della Legge 4/2013. Programmi in linea con competenze ICF Level 1 e Level 2.
FAQ – Modelli di Coaching
Cosa sono i modelli di Coaching?
Un modello di Coaching è un sistema di riferimento strutturato con presupposti chiari, risultati verificabili e pratica replicabile. I modelli riconosciuti nel Coaching Professionale sono coerenti con i principi fondamentali della disciplina: non direttività, maieutica e autonomia del Cliente.
Perché esistono così tanti modelli di Coaching?
In un settore non regolato da un albo statale chiunque può costruire un approccio, dargli un nome e venderci sopra una certificazione. Il risultato è un mercato confuso in cui convivono approcci seri e costruzioni commerciali autoreferenziali.
Il Coaching Strategico è una tipologia di Coaching?
No. La Norma Tecnica UNI 11601:2024 individua cinque tipologie di Coaching basate sull’ambito di applicazione: Life, Business, Executive, Corporate e Sport Coaching. Non esiste alcuna tipologia chiamata Coaching Strategico. Si tratta di un approccio con radici nella psicologia strategica che lavora con tecniche direttive e semi-prescrittive: il contrario del Coaching Professionale che si fonda su non direttività, maieutica e autonomia del Cliente.
Come riconosco un approccio di Coaching serio?
Verifica la coerenza con i presupposti del Coaching Professionale: non direttività, maieutica e autonomia del Cliente. Controlla la trasparenza sui fondamenti teorici e l’allineamento con standard professionali riconosciuti come la Legge 4/2013 e la Norma UNI 11601.
Tutti i modelli di Coaching sono equivalenti?
No. Alcuni hanno basi metodologiche solide e sono coerenti con i principi del Coaching Professionale. Altri sono personalizzazioni commerciali costruite per differenziarsi nel mercato più che per rispondere a un’esigenza metodologica reale. La differenza si misura sulla verificabilità dei presupposti e dei risultati.
Quali sono i due pilastri del metodo del Coaching?
I due pilastri fondamentali del Coaching Professionale sono la non direttività e la responsabilità del Cliente. Il Coach non fornisce soluzioni né indica la direzione: facilita un processo maieutico che consente al Cliente di chiarire obiettivi e assumere decisioni consapevoli in piena autonomia.
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