Avviare l’attività di Coach in Italia richiede alcune scelte concrete: aprire la Partita IVA, scegliere il codice ATECO corretto, definire le tariffe, costruire la prima offerta e trovare i primi Clienti. Questa guida risponde alle domande che ogni Coach neoformato si trova ad affrontare, nell’ordine in cui si presentano nella pratica.

Il primo passo: Partita IVA e struttura fiscale
Per esercitare il Coaching come attività professionale continuativa è necessario aprire la Partita IVA. Non è possibile gestire più di qualche cliente occasionale con la prestazione occasionale senza incorrere in irregolarità fiscali.
La forma più comune per un Coach all’inizio è la ditta individuale in regime forfettario. Il regime forfettario prevede:
- Un’imposta sostitutiva del 5% per i primi 5 anni dall’apertura (regime start-up), poi del 15% negli anni successivi
- Il calcolo delle tasse non sull’intero fatturato ma sul 78% del fatturato (coefficiente di redditività per i codici ATECO del coaching)
- L’iscrizione alla Gestione Separata INPS per il versamento dei contributi previdenziali
- Nessuna contabilità IVA ordinaria — il forfettario è esonerato dalla liquidazione IVA
Esempio pratico: con 20.000 euro di fatturato annuo in regime forfettario al 5%, le imposte sono circa 780 euro (5% di 15.600 euro, cioè il 78% di 20.000). Con l’aliquota del 15% salgono a circa 2.340 euro. Si aggiungono i contributi INPS Gestione Separata.
Avviare l’attività di Coach: quale codice ATECO scegliere
Il Coaching non ha un codice ATECO dedicato. La scelta dipende dalla natura prevalente dell’attività:
Il coefficiente di redditività è il 78% in entrambi i casi, quindi il calcolo fiscale non cambia. La scelta del codice ATECO è rilevante per la corretta classificazione dell’attività. Per la scelta definitiva è sempre consigliabile consultare un commercialista.
Il contratto di Coaching: cosa deve contenere
Un contratto di Coaching professionale a norma di legge non è un optional. È il documento che protegge sia il Coach sia il Cliente e definisce le regole del percorso prima che inizi. La norma tecnica UNI 11601:2024 definisce cosa deve contenere un contratto di Coaching professionale:
- Dati completi del fornitore e del committente
- Oggetto e natura del servizio
- Numero di sessioni, durata e frequenza
- Corrispettivo e modalità di pagamento
- Condizioni di recesso e disdetta
- Codice di condotta professionale e obblighi etici
- Regime di riservatezza e protezione dei dati (GDPR)
- Responsabilità delle parti
- Clausole di risoluzione delle controversie
Il contratto deve essere redatto in due copie, firmato da entrambe le parti e datato. La sua assenza, come specifica la UNI 11601:2024, può essere causa di difficile risoluzione di eventuali controversie.
Come definire le tariffe da Coach quando si vuole avviare l’attività
La definizione della tariffa è una delle decisioni più difficili per un Coach all’inizio. Molti la alzano troppo tardi per paura di non trovare clienti, altri la tengono bassa così a lungo da svalutare la propria professionalità.
Il mercato italiano al 2025, secondo i dati ICF Global Coaching Study 2025, mostra tariffe medie per sessione significativamente inferiori al mercato nordamericano (297 dollari) ma in crescita. Nella pratica italiana:
- Coach alle prime esperienze (0-2 anni): 50-100 euro a sessione individuale
- Coach con esperienza consolidata (3-5 anni): 100-200 euro a sessione
- Business Coach ed Executive Coach specializzati: 200-500 euro a sessione
La tariffa deve coprire non solo il tempo della sessione ma anche la preparazione, l’amministrazione, la supervisione professionale e il tempo non fatturabile. Un errore comune è calcolare la tariffa oraria su 8 ore lavorative al giorno: le ore effettivamente fatturabili sono generalmente 3-4 al giorno.
Sessioni singole o pacchetti di percorso
La vendita a sessione singola è praticabile ma svantaggiosa sia per il Coach sia per il Cliente. Il Coaching professionale non funziona in una sessione. I risultati emergono da un percorso strutturato con obiettivi concordati, piano di azione e monitoraggio.
La struttura più diffusa e più efficace è il pacchetto di percorso: un numero definito di sessioni (tipicamente 6, 8 o 12) su un arco temporale di 2-4 mesi, con obiettivo concordato all’inizio. Vantaggi concreti:
- Il Cliente si impegna su un percorso, non su una sperimentazione
- Il Coach può pianificare il lavoro e il reddito
- Il risultato finale è misurabile rispetto agli obiettivi definiti
- La tariffa del pacchetto è percepita come più accessibile rispetto alla somma delle sessioni singole
Un percorso standard di 8 sessioni a 120 euro ciascuna vale 960 euro come pacchetto. Venduto a sessioni singole a 100 euro ciascuna, il Cliente è meno coinvolto e più propenso a interrompere.
Come trovare i primi Clienti ed avviare l’attività
Il canale più efficace per i primi Clienti di un Coach all’inizio non è il web organico, non sono i social e non sono i volantini. È la rete professionale esistente.
Tre mosse concrete per i primi 3 mesi:
1. Comunicare a chi già conosce il tuo lavoro
Colleghi, ex colleghi, persone che hanno visto la tua evoluzione professionale durante la formazione. Non si tratta di vendere. Si tratta di dire con chiarezza: “Ho completato la formazione come Coach Professionista e sto avviando la mia attività. Se conosci qualcuno che potrebbe beneficiarne, presentami pure.” Le prime referenze arrivano sempre dalla rete di fiducia esistente.
2. Una sessione conoscitiva strutturata, non gratuita a oltranza
Offrire un primo colloquio conoscitivo gratuito è una pratica diffusa e ha senso se ben strutturata: deve servire a valutare la coachability del potenziale Cliente e a chiarire come funziona il percorso, non a fare coaching gratis. La durata ideale è 30-45 minuti. Oltre quella durata si è già dentro un processo che dovrebbe essere retribuito.
3. LinkedIn come canale professionale primario
Per il Business Coach, LinkedIn è il canale digitale con il ROI più alto nelle fasi iniziali. Non serve un sito elaborato: serve un profilo chiaro, contenuti regolari che dimostrino il metodo, e una rete di connessioni nel settore target. Il sito è necessario ma viene dopo — prima serve la credibilità professionale.
Dipendente e Coach: si può fare entrambe le cose
Molti Coach avviano l’attività professionale mantenendo un lavoro dipendente. È legalmente possibile, con alcune attenzioni. Il contratto di lavoro dipendente potrebbe contenere clausole di esclusiva o di non concorrenza. Prima di aprire la Partita IVA è necessario verificare:
- Se il contratto prevede clausole di esclusiva
- Se l’attività di coaching si sovrappone all’attività del datore di lavoro
- Se il cumulo di redditi supera i limiti del regime forfettario (85.000 euro annui al 2025)
In assenza di clausole restrittive, avviare un’attività di coaching come libero professionista mantenendo il lavoro dipendente è una strategia comune e sostenibile nelle fasi iniziali.
Avviare l’attività di Coach: il budget minimo per iniziare
Un’attività di Coaching può avviarsi con costi iniziali contenuti. I costi realistici nel primo anno:
- Apertura Partita IVA: gratuita se fai da solo, 300-500 euro con un commercialista
- Gestione contabile annuale: 500-1.500 euro con un commercialista, 0 con software dedicati in regime forfettario
- Sito web essenziale: 500-2.000 euro per un sito professionale, oppure 0 con profilo LinkedIn curato nelle fasi iniziali
- Supervisione professionale: consigliata nei primi 2 anni, 100-200 euro al mese
- Aggiornamento professionale: richiesto dalle Associazioni di categoria per il mantenimento dell’attestato
Il costo fisso principale nella fase iniziale non è il marketing ma la supervisione — l’investimento con il ritorno più alto sulla qualità del lavoro con i Clienti.
Il percorso per avviare l’attività di Coach: i passi nell’ordine giusto
Per il quadro completo su come costruire il percorso professionale da zero: Come diventare Coach Professionista e Come scegliere la Scuola di Coaching.
Per la situazione fiscale specifica è sempre necessario il confronto con un commercialista: le informazioni contenute in questa guida hanno valore orientativo e non sostituiscono la consulenza professionale.
Vuoi avviare la tua attività di Coach?
Prometeo Coaching forma Coach Professionisti dal 1997. Riconosciuto A.Co.I. ai sensi della Legge 4/2013.
Oppure compila il modulo — ti ricontatteremo entro 24 ore.
Domande frequenti su come avviare l’attività di Coach
Come iniziare a lavorare come coach?
Per iniziare a lavorare come Coach professionista è necessario completare un percorso formativo serio che rilasci un attestato di qualifica professionale ai sensi della Legge 4/2013, aprire la Partita IVA con il codice ATECO corretto (85.59.20 per life coaching, 70.22.09 per business coaching), definire la propria offerta con tariffe e struttura del percorso, e comunicare l’avvio dell’attività alla propria rete professionale. I primi Clienti arrivano quasi sempre dalla rete di fiducia esistente, non da campagne pubblicitarie.
Quanto viene pagato un coach in Italia?
Le tariffe dei Coach in Italia variano significativamente in base all’esperienza e alla specializzazione. Un Coach alle prime esperienze può chiedere tra 50 e 100 euro a sessione. Con esperienza consolidata le tariffe salgono tra 100 e 200 euro. I Business Coach ed Executive Coach specializzati raggiungono tariffe tra 200 e 500 euro a sessione. Il reddito medio annuo da Coaching in Italia è inferiore a quello nordamericano (71.719 dollari secondo ICF 2025) perché molti Coach esercitano in modo part-time o nelle fasi iniziali con volumi di Clienti ancora limitati.
Come trovare clienti come coach?
Nelle fasi iniziali il canale più efficace è la rete professionale esistente: comunicare a colleghi, ex colleghi e conoscenti l’avvio dell’attività e chiedere referenze dirette. Il secondo canale è LinkedIn per il Business Coaching, dove contenuti regolari che mostrano il metodo costruiscono credibilità professionale nel tempo. La sessione conoscitiva gratuita strutturata (30-45 minuti) è uno strumento utile per valutare la coachability del potenziale Cliente e presentare l’offerta. Non è consigliabile fare coaching gratuito oltre questa fase: svaluta la professione e non seleziona Clienti motivati.
Quale codice ATECO deve usare un coach?
Un Coach che lavora principalmente con privati su obiettivi personali usa il codice ATECO 85.59.20 (Corsi di formazione e aggiornamento professionale). Un Business Coach o Executive Coach che lavora con aziende e manager usa il codice 70.22.09 (Altre consulenze aziendali e di direzione). Chi svolge entrambe le attività può aprire la Partita IVA con entrambi i codici. Il coefficiente di redditività per il regime forfettario è 78% in entrambi i casi. Per la scelta definitiva è consigliabile confrontarsi con un commercialista.
Conviene vendere sessioni singole o pacchetti di percorso?
I pacchetti di percorso sono sempre preferibili alle sessioni singole, sia per il Coach sia per il Cliente. Il Coaching professionale produce risultati attraverso un processo strutturato nel tempo, non in una sessione isolata. Un pacchetto di 6-12 sessioni su 2-4 mesi consente di definire obiettivi chiari, costruire un piano di azione e misurare i progressi. Per il Coach garantisce reddito pianificabile e riduce la dispersione di energia nella gestione dei contatti. Per il Cliente rappresenta un impegno consapevole verso un obiettivo specifico.
Quanto budget serve per avviare l’attività di Coach?
Un’attività di Coaching professionale può avviarsi con costi iniziali contenuti. L’apertura della Partita IVA è gratuita o costa 300-500 euro con un commercialista. La gestione contabile annuale in regime forfettario può essere gestita autonomamente con software dedicati. Il sito web professionale richiede 500-2.000 euro, ma nelle fasi iniziali un profilo LinkedIn curato può essere sufficiente. Il costo principale consigliato è la supervisione professionale (100-200 euro al mese), che ha il ritorno più alto sulla qualità del lavoro con i Clienti.
Serve un contratto per fare coaching?
Sì. Un contratto di Coaching professionale è necessario per definire chiaramente le regole del percorso e proteggere entrambe le parti. La norma tecnica UNI 11601:2024 specifica cosa deve contenere: dati delle parti, oggetto del servizio, numero e durata delle sessioni, corrispettivo, condizioni di recesso, codice etico, riservatezza e gestione dei dati. Il contratto deve essere firmato da entrambe le parti in due copie. La sua assenza può rendere difficile la risoluzione di eventuali controversie.
Tag: codice ateco coaching, partita iva coach, vviare attività coach













