Il Coaching migliora la qualità della tua vita!
Negli ultimi dieci anni ho aiutato tante persone ad essere più felici.
Come accade a taluni Coach, quello che all’inizio può essere considerato quasi solamente un interesse personale diventa con il tempo, argomento di ricerca e approfondimento.
Ed è proprio la ricerca che mi conduce spesso alla Psicologia Positiva.
A differenza della Psicologia tradizionale che si concentra prevalentemente sul problema della depressione, delle nevosi, dell’ansia, ecc, la Psicologia Positiva si concentra sulle condizioni che permettono alle persone (aziende, organizzazioni, comunità) di migliorare e progredire.
La Psicologia Positiva, inoltre, viene definita come “lo studio scientifico del funzionamenti umano ottimale” (def. The Positive Psicology Manifesto del 1999)
La Psicologia Positiva si occupa di felicità ed ecco perché spesso la associo al Coaching Umanistico e alla crescita personale.
Il “tema della felicità” oggi è di gran moda ed è, senza dubbio, il tema del momento. Da quando ho iniziato a scrivere qualcosa su di esso ho potuto riscontare un interesse sociale straordinario, oltre ogni aspettativa.
Fin dal 2003, quando mi avvicinai al Coaching Umanistico, attraverso lo studio e l’approfondimento della felicità in quanto importante emozione, ne ebbi grandi benefici e da allora ho sempre cercato di condividere ciò che avevo imparato sulla felicità con tutte le persone con le quali lavoro o più semplicemente entro in contatto.
Dalle mail che arrivano quotidianamente, dai colloqui con gli staff aziendali e dai confronti tra coloro che partecipano ai miei seminari, mi rendo conto dell’impegno e della passione che la gente ci mette per vivere una vita densa di significato; lo fa per se stessa e per la comunità alla quale appartiene.
Il concetto di felicità è intimamente collegato con la capacità di provare emozioni. Questo concetto, seppur semplice, implica una serie di riflessioni importanti sulla nostra capacità di saper vivere e di saper essere consapevoli delle nostre emozioni.
Spesso si pensa che per essere felici si debba essere accompagnati obbligatoriamente da una serie infinita di emozioni positive, e che la persona che provi rabbia, delusione, tristezza e paura non sia realmente felice; mi permetto di far notare, invece, che le persone incapaci di provare questi “sentimenti normali” in Psicologia vendono definiti psicopatici (!)
Il fatto di provare le emozioni negative, di tanto in tanto, paradossalmente ci permette di sentirci normali, persone vive. Quando non permettiamo a noi stessi di provare emozioni dolorose non solo limitiamo la nostra capacità di essere felici ma ci avviciniamo ad un mondo anomalo, quello dei morti.
Tutte le nostre emozioni, infatti, fluiscono lungo lo stesso canale emozionale. Bloccando le emozioni si rischia di sfociare in una “anestesia emotiva” perdendo quindi anche l’opportunità di sentirsi felici.
Le emozioni dolorose, inoltre, se non manifestate, rischiano di espandersi e di intensificarsi. Quando, alla fine, erompono, ci sopraffanno creando, il più delle volte, danni enormi nelle relazioni, negli affari, nella vita pratica.
Le mie esperienze di vita, in primis la malattia di mia madre, mi avevano insegnato, fino ad un certo punto, a reprimere le emozioni, a nascondere il dolore. Mi sono serviti anni e anni per dismettere questa abitudine dannosa e permettermi di tornare a provare emozioni. La mia più importante conquista psicologica, infatti, l’ho realizzata quando mi resi conto che mi faceva bene essere triste, che non c’era nulla di male a provare dolore, di sentirmi solo. L’acquisizione della consapevolezza che provare emozioni è giusto, ha costituito per me il primo passo di un lungo viaggio; un viaggio che sto ancora compiendo con i suoi avanzamenti e le sue battute d’arresto, grandi vittorie e piccoli fallimenti.
Negli ultimi anni, si è verificato un forte incremento del numero di ricerche e studi che documentano i benefici derivanti dalla meditazione e dalla consapevolezza.
La consapevolezza ad esempio consiste nell’essere perfettamente consci di qualsiasi cosa stiamo facendo e nell’accettare il momento presente senza valutazioni o giudizi.
Siamo veramente consapevoli quando siamo completamente immersi “nel qui e ora” e quando viviamo l’esperienza accettando tutte le emozioni presenti. La consapevolezza, quindi, implica il completo “possesso” di ogni momento della nostra esperienza, sia esso buono o meno buono.
La pratica della “meditazione di consapevolezza” sembrerebbe, di primo acchito, una pratica semplice, ma non lo è per niente. Affinché essa possa avere un effetto giusto ed efficace dovrebbe essere praticata tutti i giorni con regolarità per almeno 15 minuti.

Per chiudere il mio post vorrei proporti un breve esercizio che puoi cominciare anche subito:
Siediti comodo, preferibilmente con la schiena e il collo dritti. Se ti aiuta a rilassare puoi chiudere gli occhi. Concentrati sul tuo respiro. Inspira lentamente, lievemente e profondamente. Senti l’aria che ti attraversa fino ad arrivare alla pancia e poi espira con calma. Senti il ventre che si gonfia quando inspiri, seguilo anche quando si sgonfia, quando espiri. Nei minuti successivi concentrati sul tuo ventre che si riempie d’aria mentre inspiri profondamente, lievemente e profondamente. Se la tua mente si distrae, riportala dolcemente al movimento del tuo ventre.
Non cercare di cambiare nulla… Non fare altro che “essere”
Che pensi del mio post? Ti va di lasciare un commento?
Ciao
Angelo Bonacci – Master Trainer Prometeo Coaching
P.s. Ti aspetto ai miei seminari “Vendere di più, vendere con successo!” Pescara 24-25 settembre – Bologna 22-23 ottobre – Torino 12-13 novembre
Ecco una breve selezione di post per continuare a leggere:
Come scegliere il tuo Coaching Training Self Coaching: diventa Coach di te stesso! Trova un Coach nella tua citta Coaching: un uomo al bivio Scuola di Coaching: fare il Coach… il lunedì Scuola di Coaching: le aspettative di un futuro Coach Scuola di Coaching Roma Scuola di Coaching Verona
Ciao Angelo.
Condivido quello che scrivi.
Sto meglio dopo che ho finito di leggere quindi grazie
Ciao Francesca, grazie a te… continua a seguirci