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maggio 27, 2011   Posted by: Angelo Bonacci - Coaching & Training

Coaching, flow e piacere di agire

csikszentmihalyi flowCiao,

oggi parliamo di quanto sia importante nel Coaching arrivare ad agire per il “piacere di agire“.

Conosci Mihaly  Csikszentmihalyi?

Se si, sai anche pronunciare il suo nome?

Va bene, va bene… ti aiuto un po’: si pronuncia “Ciks-sent-mi-hai”.

Csikszentmihalyi, professore di psicologia a Chicago è diventato celebre per aver sviluppato la Teoria delle esperienze ottimali basata sul concetto di flow.Coaching: scalata

Il flow (in italiano “flusso”, “corrente”) è uno “status” di assorbimento, concentrazione, utilizzazione delle potenzialità personali, coinvolgimento, è quello che ci fa dimenticare il tempo che passa spingendoci  in uno stato di profonda gratifica e di totale soddisfazione.

La condizione di flow, con un’attenta osservazione, la si può trovare nell’atleta, nel manager,  nel bambino assorto nei suoi giochi, nel ricercatore che studia intensamente i  documenti o nel cuoco mentre cucina il suo miglior piatto.

Durante i suoi studi Csikszentmihalyi scoprì che, ad esempio, alcuni pittori erano così rapiti dal loro quadro che sembravano

essere in una sorta di trance. Per loro il tempo pareva dissolversi!

Continuando gli studi provò ad intervistare sportivi, scalatori, speleologi ed altri con l’obiettivo di scoprire cosa potesse rendere autotelica un’attività.

- autotelica: dal greco autòs (sé) e telos (fine o scopo)  e quindi lo scopo è auto-gratificante; l’attività, in sé e per sé, è la ricompensa -

Collegato al concetto di flow c’è il concetto relativo al “piacere di agire”.

Il desiderio di fare qualcosa perché la trovate profondamente gratificante
e personalmente stimolante ispira i più alti livelli di creatività,
sia nelle arti
sia nelle scienze o nel business
(Teresa Amabile)

 

Per potersi innescare, lo stato di flow ha bisogno di un’attività ricca e traboccante (che ci assorbe e ci gratifica) oltre che un alto grado di padronanza in ciò che si fà.

L’assenza di uno di questi due fattori trasforma velocemente l’agire in stress (immagina un tennista alle prime armi!).

Un alto grado di padronanza in un’attività priva di difficoltà, invece, porta alla noia (immagina un incontro di tennis tra un professionista e un debuttante).

Una scarsa padronanza in un’attività che non ci piace (della quale non capiamo nulla) porterà ad uno stato di apatia e passività.

* Guarda la Figura 1

Coaching flow

Figura 1

Infine Csikszentmihalyi identifica alcuni elementi chiave nell’esperienza di flusso:

Gli Obiettivi devono essere chiari tanto quanto i piani d’azione utili a raggiungerli.

La Concentrazione sul compito è to

tale e la persona vive nel presente senza ragionare su passato e futuro.

La persona è totalmente rapita dall’attività .

Il senso del tempo si altera.

L’effetto dell’azione viene percepito dalla persona in modo chiaro.

La sfida si bilancia con le capacità della persona.

Si ha la percezione di poter dominare la situazione e di avere tutto sotto controllo.

L’azione genera piacere intrinseco.

Impegno e concentrazione sono massimi. La persona dà l’impressione che le sue azioni siano naturali.

 

Ciao, ciao…  felicità!

Angelo Bonacci – Coaching & Training

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1 comment posted in: Business Coaching   |   Coaching   |   Life Coaching   |   Sport Coaching
One comment
  1. annarita
    ago 29, 2011

    Grazie per la buona sintesi! Anche per avere finalmente svelato (almeno a me!!) come si pronuncia l’impronunciabile cognome!!
    Buona giornata

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