L’ottimismo non è una forma di pensiero positivo forzato. È uno stile cognitivo, un modo strutturato di interpretare gli eventi della vita, che si può osservare, misurare e allenare. Martin Seligman, tra i fondatori della psicologia positiva, ha studiato sistematicamente le caratteristiche che accomunano le persone ottimiste e ha sviluppato un modello preciso per descriverle.

Cos’è l’ottimismo secondo Martin Seligman
Martin Seligman è stato uno dei primi psicologi a studiare in modo sistematico le caratteristiche comuni alle persone felici e ottimiste. Dal suo punto di vista l’ottimismo non consiste nell’ignorare le difficoltà o nel mantenere un atteggiamento artificialmente positivo. Dipende da quello che chiama stile esplicativo — il modo in cui una persona spiega a se stessa gli eventi che le accadono.
Lo stile esplicativo si articola in tre dimensioni, le cosiddette tre P: Permanenza, Pervasività e Personalizzazione. Queste tre dimensioni si applicano sia agli eventi positivi sia a quelli negativi — e il modo in cui vengono usate determina se una persona tende all’ottimismo o al pessimismo.
Per approfondire il lavoro di Seligman e la psicologia positiva: Martin Seligman e la psicologia positiva.
Le tre P dell’ottimismo
Permanenza
Riguarda quanto a lungo una persona si aspetta che un evento duri. Di fronte a un evento negativo, il pessimista tende a credere che durerà per sempre. L’ottimista lo vive come temporaneo — una battuta d’arresto, non uno stato permanente. Di fronte a un evento positivo accade il contrario: il pessimista lo vive come passeggero, l’ottimista come stabile.
Pervasività
Riguarda quanto un evento viene percepito come esteso ad altri ambiti della vita. Il pessimista tende a generalizzare gli eventi negativi: se qualcosa va male al lavoro, sente che tutto sta andando male. L’ottimista circoscrive l’evento: è successa una cosa specifica, in un contesto specifico, e non necessariamente dice qualcosa di generale sulla propria vita.
Personalizzazione
Riguarda a chi viene attribuita la causa dell’evento. Il pessimista tende ad attribuire gli eventi negativi a se stesso e quelli positivi a fattori esterni. L’ottimista fa il contrario: riconosce il proprio contributo agli eventi positivi e distribuisce la responsabilità degli eventi negativi anche a fattori esterni quando è realistico farlo.
Come si applica il modello nella pratica
Immagina di ottenere una promozione al lavoro. Il pessimista pensa che sia stata fortuna — non durerà, non cambierà niente nelle altre aree della vita, e in ogni caso non dipende da lui. L’ottimista la interpreta come il risultato del lavoro svolto, vede possibilità di sviluppo anche in altri ambiti, e se la attribuisce almeno in parte alle proprie capacità.
Ora immagina di perdere un cliente importante. Il pessimista pensa che andrà sempre così, che influenzerà tutto il resto, e che dipende da qualcosa di sbagliato in lui. L’ottimista la vive come una battuta d’arresto circoscritta, analizza cosa ha contribuito alla situazione senza autoaccusarsi eccessivamente, e cerca cosa fare diversamente.
La differenza non è nella situazione, è nella struttura con cui viene interpretata.
Ottimismo e Coaching
Il modello delle tre P di Seligman è uno strumento concreto nel lavoro di Coaching. Identificare lo stile esplicativo di un Cliente — capire come interpreta gli eventi positivi e negativi — permette di lavorare su schemi cognitivi specifici e di sviluppare progressivamente un orientamento più funzionale.
L’ottimismo, in questo senso, non è un tratto di personalità fisso. È una competenza che si allena attraverso la pratica consapevole e il feedback strutturato.
Per approfondire il legame tra psicologia positiva e Coaching: teoria dell’autodeterminazione e motivazione intrinseca.
Per approfondire il tema dell’autoefficacia come competenza collegata all’ottimismo: autoefficacia: se credo di poterlo fare, lo farò.
Per un approfondimento scientifico sull’ottimismo e i suoi effetti sulla salute: APA — American Psychological Association, sezione Resilienza e Benessere.
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Domande frequenti sull’ottimismo
Cos’è l’ottimismo secondo la psicologia?
Secondo Martin Seligman l’ottimismo è uno stile esplicativo — un modo strutturato di interpretare gli eventi. Si misura attraverso tre dimensioni: permanenza, pervasività e personalizzazione. Non è pensiero positivo forzato: è un orientamento cognitivo che influenza concretamente il modo in cui le persone affrontano le difficoltà e valorizzano i successi.
Cosa sono le tre P dell’ottimismo?
Le tre P sono le dimensioni del modello di Seligman: Permanenza — quanto a lungo si pensa durerà un evento; Pervasività — quanto si ritiene che l’evento influenzi altri ambiti della vita; Personalizzazione — a chi si attribuisce la causa dell’evento. Il modo in cui si usano queste tre dimensioni determina lo stile esplicativo ottimista o pessimista.
L’ottimismo si può allenare?
Sì. Seligman ha dimostrato che lo stile esplicativo non è fisso — si può modificare attraverso la pratica consapevole. Identificare i propri schemi di interpretazione degli eventi e lavorare per renderli più funzionali è uno degli obiettivi del lavoro psicologico e del Coaching orientato alla psicologia positiva.
Qual è la differenza tra ottimismo e pensiero positivo?
Il pensiero positivo tende a ignorare o minimizzare gli aspetti negativi della realtà. L’ottimismo nel senso di Seligman non nega le difficoltà: le interpreta in modo più funzionale — come temporanee, circoscritte e non necessariamente dipendenti da un difetto personale. È una distinzione importante: l’ottimismo realistico è uno strumento, il pensiero positivo forzato può diventare una forma di evitamento.
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