Il Coaching migliora la qualità della tua vita!
Come riuscire ad avere un reddito soddisfacente dopo essere diventato un Coach Professionista?Negli ultimi tempi tante persone si stanno avvicinando al Coaching e anche nella nostra Scuola di Coaching assistiamo a un numero sempre maggiore di persone interessate alla Professione del Coach e quindi ad intraprenderne un percorso formativo.
Sarà l’effetto crisi e mancanza di lavoro? Sarà che il Coaching e tutti gli argomenti ad esso correlati incominciano ad avere un forte interesse sociale? Difficile dare delle risposte certe.
Qualche giorno fa mi è stata recapitata una mail contenente un sondaggio sull’andamento del Coaching in Italia. Non gli ho dato una grande importanza perché a colpo d’occhio si capiva subito che non era attendibile.
Chi ha diramato quei dati ha fatto due errori imperdonabili sotto il profilo statistico: ha rilevato i dati solo dalla “propria nicchia” (i propri associati) e si è riferito a un “campione rappresentativo” modesto (meno di 300 persone!!!). Il sondaggio, inoltre, tentava di far passare tale rilevazione per un dato riferito alla massa e addirittura all’andamento italiano.
Queste attestazioni (ce ne sono tante in “rete”) possono essere considerate solamente spazzatura, perché non rispettano nessuna metodica tecnico/scientifica. La cosa più grave, inoltre, è smerciare questi risultati come dati generali sull’andamento del Coaching in Italia: c’è chi ci crede purtroppo!
Nel sondaggio in argomento, poi, emerge che “ancor oggi molti Coach non riescono a riempire il proprio tempo lavorativo con la sola attività di Coaching e quindi per sostenersi finanziariamente molti di loro scelgono di affiancare l’attività di formazione alla consulenza aziendale”.
In questa situazione, ad esempio, si dà per scontato che essi lo sappiano fare….
La nostra esperienza non lo conferma! Anzi, per un neo-Coach Professionista l’accesso in azienda è molto complesso e oltremodo occorre differenziarne la formazione.
I nostri percorsi di Coaching tendono a formare i Coach “da zero”, non rientra nel nostro obiettivo rivolgerci a stanchi (o mediocri) Consulenti Aziendali con la prospettiva di dare nuove opportunità di posizionamento professionale e di guadagno.
Per diramare dati statistici sul Coaching italiano (il documento recava il titolo “Gli italiani ed il Coaching: domanda e offerta di una professione in espansione”) occorrerebbe, a mio parere, allargare il “campione rappresentativo” anche a chi non proviene dal mondo aziendale e non è iscritto a questa o a quella associazione.
Quando si diramano dei dati, inoltre, si dovrebbe avere l’onestà intellettuale di interpellare chi, come il nostro gruppo, costituisce una delle più importanti realtà private italiane sia come numero di Coach sia come radicamento sul territorio italiano (lo si dovrebbe fare d’ufficio, anche se non siamo associati!).
Nel sondaggio ad esempio non si tiene in considerazione (a differenza del nostro modo di pensare e operare) che fare il Coach non è sinonimo di fare il Consulente in azienda. L’errore imperdonabile è diramare dei risultati che subiscono la forte influenza di chi poi si trova a doverla somministrare. Come dire: ragioniamo su dei dati viziati dalla procedura e dal metodo utilizzato per la rilevazione dove viene dichiarato per “andamento generale” una rilevazione fatta sugli iscritti ad una associazione che per forza di cose hanno qualcosa in comune.

E allora? Io inizio a chiedermi qual è l’obiettivo: mettere in condizione un Coach di guadagnare e vivere di Coaching o fare iscritti all’associazione facendo passare il messaggio che chi non è iscritto non guadagna e non lavora? Tutte bufale!
IO NON SONO ISCRITTO E NON HO MOTIVO DI LAMENTARMI DI CIO’ CHE GUADAGNO e non mi dite che io sono bravo o fortunato… io sono partito da zero e per anni ho fatto duri sacrifici, investendo migliaia di ore in formazione e migliaia di euro.
Certo, come disconoscerlo? Il problema del reddito esiste, ma noi di Prometeo Coaching preferiamo parlare di soluzioni e concentrarci su come risolvere i problemi piuttosto che rilevarli statisticamente o attivare la comunicazione: “guadagni solo se sei riconosciuto da noi o da una Scuola di Coaching a noi collegata o riconosciuta”.

La prima cosa che bisognerebbe fare è, a nostro parere, incominciare a ragionare sul fatto che per diventare Coach occorre investire tempo e denaro per la professionalizzazione; comprendere, in altre parole, che con un investimento di poche migliaia di euro e un corso di primo livello, non è possibile sperare in redditi da capogiro: sarebbe illogico! Con un corso del genere si inizierà a fare del buon Coaching, ma la strada è un po’ più lunga per avere il cosiddetto “portafogli gonfio”.
Secondo: è’ sbagliato dire che Coach si diventa accettando una Carta Etica o entrando a far parte di una delle tante Associazioni (rette e “alimentate” da altrettante scuole di formazione private).
Bisogna asserire, invece, che le associazioni sono assolutamente inutili sul versante “quanto valgo, quanto sono preparato e quanto guadagno”, occorre, inoltre, sostenere che è altrettanto inutile per chi deve pagare i nostri onorari inserire sul proprio sito qualsiasi “loghetto” di questa o di quella associazione: il cliente (che ci paga) non ha “l’anello al naso!”
Quale associazione può garantirmi di fare il Coach e guadagnare 400 euro l’ora? Come, potrei garantirmi un compenso certo sottoscrivendo Carte Etiche o liste di comportamenti prescrittivi facendoli passare per “Competenze indispensabili”?
Ma davvero pensate che i clienti di un Coach s’interessano a quale associazione egli è iscritto? Nessuno dei miei clienti me lo ha mai chiesto (e sinceramente io di clienti negli anni ne ho avuti veramente tanti).
Dirò di più… nessuno dei miei clienti mi ha mai chiesto dove mi ero formato e qual è il mio percorso di studi. Tutti questi argomenti non interessano “un fico secco” tutte queste argomentazioni sono solo diatribe per formatori, associazioni e addetti ai lavori: cose subdole che non migliorano i guadagni di un Coach.
Parlare in questi termini, tra bugie, faziosità e ignoranza, attiva il problema di sempre: piegare la logica e l’onestà intellettuale ai propri miseri interessi propagandistici e commerciali. Ben vengano le associazioni ma si comportino da tali, senza tendenziosità o “velati giochini commerciali” e… “scudi fiscali”.
Ora, però, visto che il problema (del reddito) esiste, cerchiamo qualche soluzione? Volete sapere come la penso? E’ giusto che alcuni Coach non guadagnino molto! Basta guardarsi intorno; esistono Psicologi, Commercialisti, Avvocati con lo stesso problema.
Volete sapere perché ho fatto la predetta affermazione? Non temete lo dirò!
Perché molti professionisti confondono le competenze tecniche con quelle riferite a fare e creare gli “imprenditori di se stessi”.
Un buon Coach, come ogni imprenditore, deve essere consapevole che, acquisite delle competenze tecniche, ha l’obbligo di iniziare a porsi il problema di “come vendersi”; pensate ad esempio a chi consegue una laurea: non ha lo stesso problema?
Chi si laurea è consapevole di essere solo a metà dell’opera; il neolaureato sa di aver maturato delle competenze prevalentemente di natura teorica e sa bene di dover continuare ad investire nella formazione per diventare un imprenditore o libero professionista: su questo non credo ci siano dubbi.
Invece i Coach, e questo prendetelo come un altro dato statistico, tendono a fermarsi; un po’ perché manca un’offerta di formazione chiara in questa direzione un po’ perché, fuori da ogni generalizzazione, siamo italiani e alcune volte pretendiamo di ottenere massimi risultati con minimi sforzi (non è sicuramente il nostro caso visto che nel nostro corso “Expert Coach” ci preoccupiamo anche di insegnare marketing, personal brand e… come acquisire clienti).
Oggi molti neo-Coach pensano che aprire un blog, fare dei biglietti da visita con la scritta Coach, inviare un po’ di materiale di comunicazione alle aziende, possa essere utile per guadagnare (e diventare) dei Coach famosi e di successo.
“Vendere” la propria prestazione d’opera, ad esempio, non è la stessa cosa che appendere nel proprio studio il certificato di Coach; le due cose portano in direzioni completamente diverse.
Curare il proprio brand, la propria comunicazione, e il proprio marketing-mix, inoltre, è un arte che deve essere affinata con percorsi di formazione ad hoc, investendo in modo affidabile, serio e puntuale.
Io trovo abbastanza ingiusto il fatto che abili professionisti, sensibili alla qualità della comunicazione e al marketing di se stessi guadagnino meno di chi si preoccupa di affiliarsi ad una associazione di categoria che certamente non sarà mai l’equivalente del successo e del guadagno.
Che pensi del mio post? Ti va di lasciare un commento?
Ciao
Angelo Bonacci – Master Trainer Prometeo Coaching
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Ciao Angelo.
Concordo, in linea generale. Anche se, nella mia esperienza, fare il consulente aziendale mi ha molto aiutato, e continua a farlo, a “vendermi” come coach e come counselor.
Da quanto scrivi, inoltre, si potrebbe derivare un paradosso e cioè che chi acquisisce una formazione di coaching abbia poi bisogno di un coach per centrare l’obiettivo di trovarsi i propri clienti e lavorare come coach!
Ad Maiora!
Domenico.
Ciao Domenico,
grazie per il contributo!
Anche a me ha aiutato molto il mestiere di Consulente e di certo le mie non erano critiche ai colleghi. Come abbiamo più volte avuto modo di condividere, però, il lavoro del Coach (e ritengo anche quello del Counselor Aziendale) è molto distante, almeno per le modalità, da quello del Consulente. Entrambi sappiamo quanto sia diversa la natura dell’intervento e entrambi sappiamo quanto sia facile tenerlo nascosto ad un imprenditore. La cosa più grave, però, è tenerlo nascosto anche a qualche neo-Coach o volerlo “vendere” a tutti noi come la soluzione per “fare soldi”…. ora si che difendo la categoria dei Consulenti seri!
ciao, ciao
Angelo Bonacci
Concordo con molte cose che hai scritto.
e da counselor e da consulente marketing posso dire che ci sono anche clienti che credono che sia compito del cliente “sforzarsi” ma non il proprio di consulenti di migliorarsi continuamente.
Ciao Paola,
seguo con vivo interesse il tuo blog energiacreativa.org
lo trovo particolarmente interessante… è uno dei blog che mi permette di imparare qualcosa
Grazie per il commento al mio post
ciao
Angelo