Il Coaching migliora la qualità della tua vita!
Ciao,
diciamoci la verità: negli ultimi mesi in Italia nel settore del Coaching e della Crescita Personale si assiste alla “moltiplicazione dei pani e dei… Coach”.
Il fenomeno mi fa sorridere perché sono molto curioso di vedere come andrà a finire.
Stando alle previsioni sembrerebbe che in un prossimo futuro ci ritroveremo in un mondo saturo di Coach dove anche la “signora Giuseppina” da casalinga frustrata si trasformerà in una affermata Professionista, iniziando a dispensare “le sue gemme di saggezza” a fronte di qualche ora di formazione o un week end in platea con Robbins.
Innanzitutto una premessa: considero tutto questo una dinamica normale per un mercato che non ha ancora raggiunto “la maturità” e che non è ancora riuscito a dotarsi di regole certe.
La strategia più efficace, a mio parere, è quella che si avvicina alla consapevolezza di dover “differenziare” e riuscire a “differenziarsi”.
Nel corso degli ultimi anni i Coach italiani si sono concentrati troppo ad imitare, copiare, replicare con il solo risultato di riuscire a contribuire alla creazione di professionisti simili, che fanno cose simili, che sviluppano idee simili, che offrono servizi simili, che praticano prezzi simili.
Per anni abbiamo accettato passivamente le regole della competizione e le frontiere di un marketing immaturo, dando per scontata un’identità di mercato ben circoscritta e uguale per tutti.
Alcune regole legate allo studio dell’eccellenza (e alla riproduzione di quest’ultima) sono entrate nel tessuto più profondo del modo di fare sviluppo di sé… tutti vittime dell’evangelizzazione del caro vecchio Steve Jobs e del suo successo planetario.
La principale strada del successo è stata quella dell’imitazione e/o della sopraffazione dell’offerta rivale, perseguita attraverso l’accaparramento della domanda esistente fino a ritrovarsi in una “guerra fratricida” capace di produrre solo mirabolanti guru e finte associazioni senza soci.
Peccato che questi espedienti (lo insegna la storia del marketing e delle aziende) non abbiano mai prodotto il successo commerciale e/o imprenditoriale.
Cosa si può fare?
Ecco qualche spunto per iniziare a parlarne fuori dal coro:
- Cambiare le strategie imprenditoriali e i piani d’azione affidandosi a una maggiore creatività. - Svincolarsi dall’uso della concorrenza come benchmark. - Mantenere sempre attiva a livello aziendale (o personale) una funzione di “ricerca e sviluppo” capace di progettare l’innovazione.
L’obiettivo dovrebbe essere quello di creare in continuazione nuovi spazi di mercato e nuove offerte capaci di stimolare l’acquisto da parte di nuovi clienti e di chiamare all’acquisto coloro che conoscono già il Coaching.
Se i Coach italiani riusciranno a creare nuovi scenari d’azione commerciale, la concorrenza verrà relegata ai margini del gioco e finalmente si potrà essere i principali protagonisti: si sarà creata una nuova domanda che verrà soddisfatta da un’offerta unica e irripetibile.
La mia proposta è di cambiare le fondamenta comportamentali:
- spostare il focus da “ciò che fa la concorrenza, per “replicarlo” o “farlo meglio” a “ciò che potremmo fare di alternativo”, di “unico” di “irripetibile”. - spostare il focus dai “clienti” ai “non clienti”.
La questione che si pone è quella di riuscire a capire perché, e a quali condizioni, chi finora non ha comprato il Coaching (o lo ha fatto in maniera estemporanea ed occasionale), potrebbe decidere di comprarlo.
Sarebbe utile porsi queste domande:
- Cosa faccio per motivare i clienti a comprare i miei servizi? - Cosa faccio per motivare chi non compra i miei servizi a comprarli? - Cosa so dei bisogni dei miei potenziali clienti? Delle loro esigenze e dei loro desideri?
Se non sarai in grado di prenderli in considerazione, non riuscirai ad organizzare un’offerta in grado di soddisfare i tuoi clienti e i potenziali tali.
Questa è una domanda che mi è stata fatta ieri mattina da un amico. “Bella domanda!” gli ho risposto, e poi ho continuato: “…io non ho concorrenti perché non credo che ce ne siano!”
Dopo tanti anni di formazione e crescita personale ho capito che l’unico modo per essere coerenti con tale mission professionale è avere in mente la crescita attraverso la cooperazione e l’alleanza.
La stessa alleanza che mi colloca “spalla a spalla” con il mio cliente e che mi piacerebbe poter offrire anche ai miei colleghi; la stessa cooperazione intesa come volontà di “operare insieme” per fare un vero salto nel mondo dello sviluppo e della crescita consapevole.
Sono un illuso? Ti va di lasciare un commento?
Ciao
Angelo Bonacci – Master Trainer Prometeo Coaching
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Ecco una breve selezione di post per continuare a leggere:
Corso di Coaching Come diventare un Coach di successo? Come trovare clienti nel Coaching? Follower chiama leader… passo… Leader ci sei? Leader sei in ascolto? Come fare soldi con il Coaching? Vendere di più… vendere con successo! 10 motivi per scegliere la Scuola di Coaching di Prometeo Coaching
……. come dei replicanti!
bel post, semplice ed efficace. spesso le cose semplici sono quelle che funzionano meglio.
condivido gran parte del tuo post
ciao Simona
Siccome non so come sono i coach italiani, non mi sento di generalizzare
Non solo: non mi interessa come sono i coach italiani, non è un argomento che mi riguarda.
Non faccio né la coachologa né l’epidemiologa del coaching (o qui si dovrebbe parlare di “epistemologia”, dato che le definizioni/generalizzazioni fioccano?).
Quel che a me interessa è il fatto che nel nostro paese, in Italia, manca totalmente una cultura del miglioramento personale e il coaching è un illustre sconosciuto (fonte: la mia esperienza personale e non solo). E, invece, una diffusione di tale cultura, in senso ampio e specifico, farebbe un gran bene al nostro mondo, soprattutto in questo momento storico.
Quanto al bisogno: è forte e vastissimo. Ma se non ci si impegna in una seria “missione” di diffusione è, ahimé, destinato a restare insoddisfatto, nella sostanza.
Buon proseguimento
Ciao Ilaria, grazie per il commento.
A me, invece, come sono i Coach italiani mi interessa molto perché mi interessa saper/poter rispondere alle domande dei miei allievi-Coach.
Oltre alla voluta generalizzazione linguistica c’è l’osservazione del fenomeno che rimane a mio avviso la cosa più importante; esiste, infatti, una certa osservazione dell’ovvio che la mia mentalità logico-statistica non può fare a meno di rispettare.
Se in Italia manca una cultura del miglioramento, secondo me, la responsabilità è di noi Coach che non riusciamo a comunicare sufficientemente bene “chi siamo”, “cosa facciamo”, “a quali bisogni rispondiamo” e soprattutto “quali sono le differenze tra noi”; non riusciamo neanche a riconoscere le radici storiche delle discipline… e molti (lasciami passare l’ennesima generalizzazione) non conoscono neanche la differenza tra Coaching di stampo umanistico e PNL… altro che etimologia!
Ciao Ilaria, grazie per l’intervento, continua a seguirci
Ciao Angelo,
prego.
L’etimologia non c’entra, veramente o, almeno, io non mi riferivo di certo all’etimologia
Mi pare che tu stia facendo autocritica (“non riusciamo”): evidentemente lo ritieni necessario.
Sai cosa? Io penso che a nessuno interessi chi siete, che cosa fate, a quali bisogni rispondete e quali sono le differenze tra voi (a parte, a quel che dici tu, ai tuoi allievi-Coach).
Credo che invece sia importante dare risultati utili e permettere alle persone di ottenerli/darli a loro volta. Punto.
Grazie a te per la risposta e per lo spazio.
Buon proseguimento.
Ciao Ilaria,
grazie ancora …
a questo punto mi domando: a cosa ti riferivi specificatamente visto che (io) non ho capito?
Come pensi che io mi stia criticando? Sei sicura che io ritenga necessario criticarmi? Da cosa lo deduci… dal “noi”?
Sai cosa… Io non sono d’accordo con te e non penso che l’unica cosa importante sia “permettere alle persone di ottenere/dare risultati” (soprattutto il “darli ad altri” non mi è chiaro). Io rispetto la tua idea ma la inquadro come una possibilità che a mio parere, vale tanto quanto la mia: sei d’accordo?
Nel tuo blog dici di essere un “Personal Coach” (ed ecco perché ho utilizzato il noi) e invece nel mio parli della categoria tirandoti fuori dichiarando che la cosa non ti riguarda: non è curiosa questa cosa?
La mia natura, infine mi spinge a chiederti: qual’è specificatamente il tuo interesse nell’intervenire in un post che parla di strategie di brand e benchmark strategico condividendo la linea di un Best Seller come Strategie Oceano Blu -Vincere senza competere- di Renèe Mauborgne?
Ultima cosa… a me di dare risposte ai miei allievi-Coach importa un casino… e, poi, sono anche convinto che interessi anche a tanti altri Coach Professionisti. Il fatto che non interessi te, per me (con tutto il rispetto), è un fatto molto secondario e marginale.
Rimane comunque tutto il piacere di osservare il nostro coinvolgimento in questa sciocca disquisizione e anche se non puoi vederlo ammetto di essere piacevolmente emozionato e felice di scambiare “due chiacchiere” con te.
Spero di ricevere presto una risposta…. ciao, ciao
Ah, tu hai utilizzato il “noi” per coinvolgere me? Onoratissima, ma penso non fosse necessario, davvero…:)
.
Sono felice di averti emozionato e averti reso felice.
Che dici: è in tema con il bestseller che citi, il fatto di essere riuscita a emozionarti, di averti reso felice e di avertelo fatto dichiarare?
(Ti faccio qualche battuta perché so che tu hai lo spirito giusto per accoglierla nel migliore dei modi
).
Ho una curiosità: tu che obiettivo avevi nel pubblicare un post dal titolo “Come sono i coach italiani? Tutti simili!”?
Io penso che quando si tiene un blog, si lanciano provocazioni e si apre ai commenti, beh, è probabile che si aprano occasioni per una dialettica fruttuosa. Giusto?
Grazie ancora e ciao anche a te!
Bellissimo!
Per me la cosa più importante è riuscire a spingere i lettori all’interazione…
Come si fa a non rimanere affascinati da una persona che ha il coraggio di dire la propria nel bene o nel male? (e che dispensa faccine e sorrisi senza preoccuparsene troppo come nel tuo caso?)
Il mio obiettivo non è tanto provocare ma comunicare agli altri i miei interessi nella speranza che quest’ultimi possano essere uno spunto per ragionare, capire e anche… criticare.
Lo avrai capito: mi piace scrivere in libertà senza badare troppo alle strutture linguistiche, ai giudizi delle persone e alle critiche di qualche collega in disaccordo.
Ora passiamo ai complimenti…
Ho dato uno sguardo al tuo Blog [www.lapersonagiusta.com] e mi è sembrato veramente molto interessante: ti dedichi ad un argomento di nicchia dimostrando una grande sensibilità.
Non credo che sia del tutto casuale la tua risposta al mio post… secondo me, tu puoi rappresentare un’ottimo esempio di un Coach che ha saputo differenziarsi… complimenti!
… ti ringrazio di tutto… ti va di continuare?
Ciao Angelo,
mi verrebbe da mettere una risata per il tuo spirito, ma hai perfettamente ragione, viste così e non come semplici segni di interpunzione le faccine non fanno per niente un bell’effetto (questo è un modo per scusarmi per la sovrabbondanza).
E anche questo a dirla tutta fa parte del personal branding…
Quanto a continuare: tu lancia il sasso nello stagno, che io vedo di fare il possibile
Alla prossima.
La tendenza all’omologazione dei contenuti e delle forme di insegnamento è un male frequente nel panorama della formazione, del Coaching e della PNL e per questo motivo sono concorde con te.
Personalmente ho seguito tanti corsi, e raramente ho visto trainer ed insegnanti approfondire gli studi nella loro disciplina, mancando, a mio parere, di coerenza e credibilità.
Di recente, ad esempio, sono stato ad un Coaching Day dove erano presenti alcune tra le principali Scuole di Coaching; devo dire che sono rimasto sorpreso dai contenuti molto scadenti.
Nel corso di quella giornata mi è stato subito evidente che alcuni relatori non conoscevano Whitmore, Bandura e alcuni tra i più famosi autori nell’ambito del Coaching. Devo dire che la cosa stride non poco con l’idea di svolgere il ruolo di Coach in maniera professionale.
Ho potuto notare, inoltre, tanta approssimazione e confusione sfociata anche nel sostenere caparbiamente che “il coach dice al cliente cosa deve fare”, affidando al coach il ruolo di colui che prescrive “ricette magiche” alle persone.
Secondo me prima di parlare tanti coach dovrebbero applicare su di sé gli esercizi e le metodologie che propongono ai clienti.
Secondo me hai saputo fornire, con stile preciso e esauriente, indicazioni e spunti su come differenziarsi.
Jimmi Fascina
ciao Angelo
molto vera la tua analisi, lo stesso lo riscontro tra counselor.
come sai il marketing dei servizi ha proprio come sua caratteristica quella di essere facilmente copiabile
la copia continua di persone poco creative ed innovative (ed etiche) rende piatta l’offerta.
io non so come finirà. mi farebbe piacere vincesse la professionalità e la competenza.
a presto,
Paola
Ciao Paola,
è un onore per me averti sul Blog di Prometeo Coaching.
Grazie per il tuo contributo e grazie per quello che scrivi su COUNSELING IS GOOD 4 YOU
ciao
Angelo